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31.
Emily Dickinson
Buongiorno,
notte
Il
cosmo di Emily Dickinson vortica intorno
a un numero limitato di fuochi: la vita,
l’amore, la morte, la poesia,
Dio, l’eternità, la natura,
gli animali, la terra, la casa –
poche sostanze originarie, puntualmente
e variamente individuate e emblematizzate
in quella vita (la sua o di
altri), in quell’amore,
in quella morte (la sua o di
altri), in quel morto, in quella
poesia, in quel Dio, in
quell’eternità,
in quella natura (spesso il
New England), in quella terra,
in quella casa. (Qui, è
subito evidente, la differenza tra lo
specifico e il generale non importa.)
E dai suoi fuochi quel cosmo rifluisce
in cerchi sempre più larghi,
che si confondono sempre più,
via via che si espandono, determinando
verso la periferia e di lì nuovamente
verso il centro un moto di linee intrecciate
che è impossibile da ultimo dire
se si avvicinino o si allontanino o
soltanto si sfiorino a vicenda. Leggere
la Dickinson non è che l’atto
conclusivo di un contatto mentale già
presente con quel cosmo che
ha il centro nella stanza (“tutta
per sé”, direbbe Virginia
Woolf) della poetessa americana, e il
raggio infinito.
441
Io mando al mondo questa lettera,
che a me non scrisse mai –
le semplici notizie che Natura dà
con tenera maestà.
Il suo messagio affido a ignote mani
–
O cari compaesani –
benevolmente io vorrei
che mi trattaste, per amor di lei –
(testo originle a fronte)
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31.
Emily Dickinson
Buongiorno,
notte
trad. di Nicola Gardini
pp. 162, € 14,46
ISBN 88-8306-036-9
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Notizie
sull’autore:
Emily
Elizabeth Dickinson (Amherst, Massachusetts,
1830-1886), trascorse tutta la vita
nella casa paterna, confinandosi, negli
ultimi anni, nella propria stanza, in
un isolamento volontario, a un tempo
eversivo e difensivo della sua ininterrotta
sperimentazione poetica. Della poetessa
statunitense Crocetti Editore ha pubblicato,
oltre al presente volume (2001): Le
più belle poesie (1993,
1997, collana Omicron 3) e Geometrie
dell’estasi (1988, in questa
collana, Lèkythos 9).
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| 32.
Christoph Wilhelm Aigner
Prova
di stelle
Segnalate
verso la fine degli anni Ottanta dal
grande poeta Erich Fried, le liriche
di Aigner si sono imposte per originalità
e freschezza nel panorama della letteratura
contemporanea di lingua tedesca. Aigner
è un autore che ama profondamente
l’Italia per l’umanità
e il calore che ha incontrato nel corso
di lunghi soggiorni in Toscana. Il fascino
di queste composizioni si cela nella
loro apparente semplicità, nell’essenzialità
del tratto, nella melodiosa facilità
e nella lieve eleganza di versi non
artefatti che giocano con le piccole
cose del quotidiano e con le creature
che popolano la natura. Ma Aigner non
si limita a “dire” la natura:
con le parole e nelle parole la ricrea,
la trasforma intessendo l’incanto
di una personale mitologia, costruendo
nuove saghe nutrite di un’immaginazione
antica. Ripercorrendo a ritroso la magia
delle Metamorfosi ovidiane, il poeta
lascia che animali, piante, fiori, elementi
atmosferici assumano parvenza umana:
come accadeva agli antichi, nelle liriche
di Aigner il giardino splendido e crudele,
eterno e perituro della vita affascina
per il divino che vi si manifesta. La
poesia ha il compito di svelare questo
divino, di indicare la via da percorrere
per giungere alla fusione con il Tutto
che è il cosmo che ci circonda.
Lettera
Il tralcio di vite sopra
le strie di nubi bussa
da ore alla finestra
La pioggia fili d’argento
appesi
Una falena si alza
e cade si alza e cade
Pensa a me
adesso aprirò
pensa a me con sentimento
(testo originale a fronte)
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32.
Christoph Wilhelm Aigner
Prova
di stelle
trad. di Riccarda Novello
pp. 174, € 14,46
ISBN 88-8306-037-7
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Notizie
sull’autore:
Nato
nel 1954 a Wels, nell’Austria
superiore, Christoph W. Aigner ha pubblicato
diversi volumi: Katzenspur. Verse
und Marginalien (1985, L’orma
del gatto. Versi e note a margine),
Weiterleben (1988, Continuare
a vivere), Drei Sätze
(1991, Tre frasi), Landsolo
(1993, Assolo campestre), Das Verneinen
der Pendeluhr (1996, Dice di no
l’orologio a pendolo), Die
Berührung (1998, Il Contatto).
Nel 1995 Aigner ha curato l’edizione
completa delle liriche profane del cosiddetto
“Salzburger Mönch”
(Il Monaco di Salisburgo), volgendole
dal medio-alto tedesco: traduttore dall’italiano
(nel 1997 ha curato e tradotto una scelta
di testi di Federigo Tozzi, Tiere,
Dingen, Personen, e nel 2003 di
Giuseppe Ungaretti), l’autore
ha pubblicato inoltre una raccolta di
prose poetiche Mensch. Verwandlungen
(Uomo. Metamorfosi), che in Germania
è stata inserita nella lista
dei 52 libri del Centenario, mentre
dalla sua riflessione poetologica nasce
il volume Engel der Dichtung (2000,
Angelo della poesia). |
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| 33.
Tomas Tranströmer
Poesia
dal silenzio
Voce
fondamentale del mondo letterario internazionale,
le sue liriche sono state finora tradotte
in quarantasei lingue, tra cui bengalese,
bulgaro, gaelico, georgiano, giapponese,
ungherese, cinese, serbo, ucraino ecc.
Testimoniata da notevoli riconoscimenti
critici, la sua funzione ispiratrice
emerge anche da ammissioni di debiti
“creativi” nei suoi confronti
da parte di molti poeti: in particolare
le giovani generazioni statunitensi,
formatesi sui suoi testi letti e studiati
nelle università, e polacche,
per le quali Tranströmer è
da tempo divenuto un vero e proprio
cult poet. “Confessioni”
di “furti di immagini” giungono
da Premi Nobel come Iosif Brodskij;
espressioni di stima e ammirazione da
Bei Dao, Seamus Heaney e Derek Walcott,
che in un’intervista ha proposto
per lui il Premio Nobel. Kjell Espmark,
poeta e critico membro dell’Accademia
di Svezia, afferma che, con Strindberg
e Swedenborg, Tranströmer è
lo scrittore svedese che più
ha influenzato la letteratura internazionale.
Le radici della sua poesia affondano
nella tradizione modernista, soprattutto
simbolista. Vi si avvertono inoltre
influenze dell’estetica baudelairiana
delle corrispondenze, del programma
imagista nonché del Surrealismo
nella composizione e scomposizione di
immagini che sembrano scaturire direttamente
dal sogno. Di T.S. Eliot Tranströmer
condivide i concetti di storia e tradizione
e il metodo di cogliere, sebbene in
forma più impersonale, realtà
immanenti attraverso osservazioni oggettive.
La raccolta qui presentata costituisce
quindi un punto di partenza insostituibile
per conoscere la lirica di uno dei maggiori
protagonisti della poesia del nostro
tempo. Poesia dal silenzio
ha vinto l’edizione 2004 del prestigioso
Premio Nonino.
Pagina
di libro notturno
Sbarcai una notte di maggio
in un gelido chiaro di luna
dove erba e fiori erano grigi
ma il profumo verde.
Salii piano un pendìo
nella daltonica notte
mentre pietre bianche
segnalavano alla luna.
Uno spazio di tempo
lungo qualche minuto
largo cinquantotto anni.
E dietro di me
oltre le plumbee acque luccicanti
cera laltra costa
e i dominatori.
Uomini con futuro
invece di volti.
(testo originale a fronte)
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33.
Tomas Tranströmer
Poesia
dal silenzio
trad. di Maria Cristina Lombardi
pp. 202, € 18,00
ISBN 88-8306-053-9
DISPONIBILE
RISTAMPA
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Notizie
sull’autore:
Tomas
Tranströmer, unanimemente ritenuto
il maggiore poeta svedese contemporaneo,
più volte candidato al Premio
Nobel, è nato a Stoccolma nel
1931. Di professione psicologo, dopo
aver lavorato alcuni anni all’Università,
nonostante il successo della sua poesia,
ha continuato a svolgere attività
terapeutiche in centri di riabilitazione
di varie città svedesi. Pianista
di notevole talento, ha spesso composto
i suoi testi ispirandosi a ritmi e forme
musicali. Benché una grave malattia
gli abbia provocato una dolorosa paralisi,
non ha smesso di scrivere, come testimonia
la sua ultima opera Sorgegondolen
(La gondola a lutto), del 1996, e il
volume di traduzioni di poeti europei
e americani Tolkingar (Interpretazioni),
del 1999. Ha pubblicato sinora dodici
brevi raccolte: 17 Dikter (17
Poesie), 1954; Hemligheter på
vägen (Segreti sulla vita),
1958; Den halvfärdiga himlen
(Il cielo incompiuto), 1962; Klanger
och spår (Echi e tracce),
1966; Mörkerseende (Colui
che vede nel buio), 1970; Ur stigar
(Fuori dai sentieri), 1973; Östersjöar
(Mari Baltici), 1974; Sanningsbarriären
(La barriera della verità), 1978;
Det vilda torget (La piazza
selvaggia), 1983; För levande
och döda (Per vivi e morti),
1989; Minnena ser mig (I ricordi
mi vedono), 1989; Sorgegondolen
(La gondola a lutto), 1996.
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| 34.
Kurti Marti
Orazioni
funebri
Il
suo obiettivo è “allargare
l’area del contrasto”, il
suo credo praticare la dissidenza, il
suo gioco preferito sovvertire le regole,
che siano sociali o sintattiche. Dalla
sonnolenta e ricca Svizzera si leva
alta una voce, coraggiosa e provocatoria:
è quella di Kurt Marti, “poeta
asociale”, grande innovatore,
cantore dei diseredati e degli sconfitti.
Una voce che, paradossalmente, appartiene
a un uomo che dovrebbe predicare proprio
quell’ordine che si ostina a stravolgere:
Marti è un pastore protestante.
Ideatore di un linguaggio modernissimo,
Kurt Marti è strettamente legato
ai due movimenti d’avanguardia
che sono nati e si sono sviluppati in
Svizzera nel Novecento: il dadaismo
e la poesia concreta. Delle provocazioni
antiborghesi dei dadaisti Marti condivide
l’indignazione morale; ma è
soprattutto dal secondo movimento d’avanguardia
svizzero che mutua la pratica della
decomposizione del linguaggio e dello
sgretolamento della costruzione sintattica.
Le sue Orazioni Funebri, per
la prima volta pubblicate in Italia,
sono altamente sovversive: ogni certezza
consolatoria viene azzerata; la morte,
paradossalmente, è assente: nei
versi irrompe continuamente la vita.
In questa piccola Spoon River elvetica
vengono ricordati soprattutto gli “alternativi”
e gli sconfitti, e le virtù che
vengono celebrate sono la trasgressione,
il sottrarsi alla norma sociale e il
coraggio della felicità; mentre
le virtù che la società
normalmente esalta (efficienza, conformismo,
obbedienza) vengono additate dal poeta
come causa della morte in vita. “Fratelli
amatissimi, noi comandiamo troppo, ubbidiamo
troppo, viviamo troppo poco”,
scrive Kurt Marti. Un poeta provocatorio
i cui versi controcorrente, oggi, suonano
come il più rivoluzionario dei
manifesti No Global.
che sollievo
poter anche dire almeno una volta:
no non era efficiente
e cambiava spesso lavoro
no non era diligente
e lavorava soltanto
se non aveva altra scelta
se no
preferiva leggere SPORT o PLAYBOY
si piazzava al cinema già al
pomeriggio
(EDDIE CONSTANTINE era il suo preferito)
sorseggiava cognac nei caffè
all’aperto
meditava sulla grazia delle donne
o sulle colombe sopra il campanile
in primavera vagava
nel verde tenero e sfacciato dei campi
l’estate la passava a pancia all’aria
bene oliato e comodo in piscina
poi in autunno se ne andava
lungo i boschi silenziosi
prima di cercarsi per l’inverno
un lavoto
e un’amica
perché non gli piaceva
passare le feste da solo
che sollievo
in un mondo
che si scardina
per troppa efficienza:
un uomo che ha saputo
godersi i giorni buoni
prima che dopo qualche giorno cattivo
ora
arrivasse per lui l’ultimo
(testo originale a fronte)
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34.
Kurti Marti
Orazioni
funebri
trad. di Annarosa Zweifel Azzone
pp. 150, € 14,30
ISBN 88-8306-064-4
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Notizie
sull’autore:
Kurt
Marti nasce a Berna il 31 gennaio 1921.
Studia Teologia all’Università
di Berna, e dal 1948 inizia la sua attività
di pastore riformato. Negli anni successivi
si fa animatore di iniziative di impronta
pacifista e di solidarietà a
favore dei Paesi del Terzo Mondo, e
nel 1978 cominciano le battaglie sul
fronte ecologico. Per la sua attività
poetica e accademica è stato
insignito di prestigiosi riconoscimenti
(quali la laurea honoris causa
in Teologia all’Università
di Berna, il Grosser Literaturpreis
della città di Berna e il Kurt-Tucholsky-Preis).
Vive attualmente a Berna.
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| 35.
Ghiannis Ritsos
Pietre
Ripetizioni Sbarre
È
la voce di un grandissimo poeta, uno
dei maggiori del Novecento europeo,
quella che risuona dalle pagine di Pietre
Ripetizioni Sbarre. La voce di
un paladino della libertà, di
un cantore della giustizia che sa far
vibrare tutte le note, dolenti e gioiose,
della Grecità. “È
come se questo poeta possedesse il segreto
della mia anima”, scrive nella
sua Prefazione Louis Aragon, che aggiunge:
“L’arte di Ritsos è
oltre le definizioni”. Pietre
Ripetizioni Sbarre è inoltre
un inno alla speranza e alla fiducia,
che nei versi del poeta non si spegne
mai neppure nei momenti più bui,
ma risplende inestinguibile a illuminare
il cammino dell’Uomo verso il
raggiungimento di un destino più
alto.
Epilogo
Vita, – una ferita nell’inesistenza.
27 luglio 1968
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35.
Ghiannis Ritsos
Pietre
Ripetizioni Sbarre
trad. di Nicola Crocetti,
introd. di Louis Aragon
pp. 180, € 14,90
2004
ISBN 88-8306-077-6
NOVITÀ:
DISPONIBILE
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Notizie
sull’autore:
Ghiannis
Ritsos nacque
a Monemvasià nel 1909. Dopo un’infanzia
segnata da gravi lutti familiari, nel
1926, colpito da tisi, fu ricoverato
in sanatorio, dove rimase per tre anni.
In seguito esercitò la professione
di attore-ballerino e di copista in
una banca. Nel 1933 entrò nelle
file della sinistra, avviando un impegno
politico che segnerà, spesso
dolorosamente, la sua esistenza. Durante
la guerra civile, il successivo governo
di destra e la dittatura dei Colonnelli
(1967-1974) fu ripetutamente incarcerato
e deportato nei “campi di rieducazione
nazionale”, ma restò sempre
fedele ai suoi ideali di libertà
e di giustizia sociale. L’impegno
politico ebbe un’importanza centrale
anche nella sua poesia, ma in Ritsos
risuonano tutte le note, dolenti e gioiose,
della grecità.
Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali
di grande prestigio, e fu candidato
per anni al Premio Nobel per la Letteratura.
Le sue poesie e molti suoi lavori teatrali
sono stati tradotti in tutte le lingue
europee.
Dotato di un’incredibile facilità
di versificazione, Ritsos è autore
di oltre cento raccolte, tra le quali
segnaliamo Trattore (1934);
Piramidi (1935); Epitaffio
(1936); Sinfonia di primavera
(1938); La marcia dell’oceano
(1940); L’uomo con il garofano
(1952); Veglia (1954: contiene
Grecità e La Signora
delle Vigne); I quartieri del
mondo (1957); Quando arriva
lo straniero (1958); L’architettura
degli alberi (1958); Le vecchie
e il mare (1959); Sotto l’ombra
del monte (1962); Dodici poesie
per Kavafis (1963); Testimonianze
I (1963); Filottete (1965);
Testimonianze II (1966); Gesti
(1969-70); Pietre Ripetizioni Sbarre
(1972); Elena (1972); Crisòtemi
(1972); Quarta dimensione (1972);
Diciotto canzonette per la patria
amara (1973); Graganda
(1973); La distruzione di Melos
(1974); Inno e lamento per Cipro
(1974); La pignatta affumicata
(1974); Il muro nello specchio
(1974); Diario d’esilio
(1975); L’ultimo secolo prima
dell’uomo (1975); Attualità
(1975); Divenire (1977); La
Porta (1978); Il corpo e il
sangue (1978); Una lucciola
illumina la notte (1978); Trittico
italiano (1976-81, contiene: Trasfusione,
Il mondo è uno, La statua
sotto la pioggia); Erotica
(1980-81).
Ha inoltre tradotto Tolstoj, Hikmet,
Ehrenburg, Jozef, Majakovskij, un’antologia
di poeti rumeni e una di poeti cecoslovacchi.
È morto nel 1990.
È stato tradotto nelle principali
lingue del mondo.
Numerose le traduzioni in italiano,
la maggior parte delle quali dovute
a N. Crocetti: La Signora delle
Vigne, Parma 1986 (con importanti
riferimenti bibliografici); Erotica
(1981, in questa stessa collana, Lèkythos
1); Il Funambolo e la Luna
(1984, in questa stessa collana, Lèkythos
4); Quarta dimensione (1993,
in questa stessa collana, Lèkythos
18), e a F.M. Pontani: Poesie
(Scheiwiller 1969); Prima dell’uomo
(Mondadori 1972); Diciotto canzonette
per la patria amara (Verona 1974);
La distruzione di Melos (Bologna
1975); Elena (Verona 1985);
Pietre Rpetizioni Sbarre (2004).
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CROCETTI EDITORE
S.r.l.
Via E. Falck, 53 - 20151 Milano
tel. +39 02 3538277
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