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16.
Yehuda Amichai
Poesie
“È
una cosa talmente rara che io, personalmente,
leggo e rileggo queste poesie e ogni
volta ne rimango scosso, come di fronte
a qualcosa di schiettamente sincero
e vivo”. Così si esprime
Ted Hughes nella sua prefazione alle
Poesie di Yehuda Amichai, uno
dei massimi poeti israeliani del Novecento,
morto nel settembre del 2000 all’età
di settantasei anni. Di questo poeta
che della storia di Israele è
stato testimone sin dalla sua fondazione
si ammira soprattutto la capacità
di trasfigurare il ricchissimo patrimonio
culturale e religioso del suo popolo
in canto gioioso per la vita e per l’uomo.
Il difficile percorso storico del popolo
ebraico, il paesaggio arido e inospitale
della Palestina, le condizioni di vita
nella moderna Israele sono letti attraverso
il prisma dell’amore e dell’eros,
inteso come forza vivificante che pervade
l’uomo e ne condiziona le vicissitudini
nel mondo. Amichai continua con la sua
poesia la tradizione dei salmisti biblici
e soprattutto dell’autore del
Cantico dei cantici, di cui
in queste liriche ritroviamo tutta la
straordinaria sensualità. I componimenti
compresi in questa raccolta antologica
comprendono un arco di tempo che va
dal 1948 al 1985, e costituiscono la
maniera migliore per accostarsi alla
luminosa poesia di un grande autore
del nostro tempo.
Quando la donna amata
Quando la donna amata lo abbandona,
un uomo è invaso dentro da un
vuoto
tondo come una grotta
in cui si formeranno stalattiti stupende.
Lentamente, come dentro la Storia
lo spazio vuoto riservato al senso,
allo scopo di tutto, alle lacrime.
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16.
Yehuda Amichai
Poesie
a cura di Ariel Rathaus, introd. di
Ted Hughes
pp. 118, € 14,46
ISBN 88-8306-028-8
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Notizie
sull’autore:
Nato
a Wurzburg (Germania) nel 1924, emigra
nel 1936 in Palestina con la famiglia.
La doppia prospettiva di questa duplicità
di patria e di lingua – in quel
momento tanto critico sia per l’ebreo
sia per il tedesco – costituisce
l'argomento del suo romanzo “Non
da adesso, non da qui”. Forse
questo lo allontana dagli israeliani
nati in Israele, ma lo colloca nel gruppo
di quella archetipica generazione di
immigrati ebrei in Israele, sopravvissuti
alla guerra, che portavano con sé
tutta l’esperienza accumulata
nella diaspora, da rileggere e rivalutare.
Yehuda Amichai ha vissuto tutte le vicende
della storia del suo popolo, dall’Olocausto
alle guerre arabo-israeliane, ha combattuto,
si è poi affermato come poeta
e brillante intellettuale, presente
nella vita culturale del Paese. Nella
sua poesia si susseguono incessantemente
immagini tratte da una storia esteriore
e interiore dell’ebraismo lunga
centinaia di anni. Una poesia di grande
rigore, un verso penetrante e trasparente,
che è riuscita a conquistarsi
una sua identità e specificità.
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18.
Ghiannis Ritsos
Quarta
dimensione
La
forza dell’Ellade, il fascino
assoluto del suo mistero, si incarnano,
nei cinque poemetti raccolti in questo
volume, nella figura di altrettante
donne-eroine che ci raccontano, con
la loro tragica e maestosa voce, la
fatica e la sofferenza dell’esistenza,
ma anche l’amore e la gioia di
poter dire: “io sono viva!”:
Crìsotemi, relitto dei tempi;
Ismene, figlia d’Edipo; Fedra,
folle d’amore; Elena, che fu bella
e fatale; Persefone, sepolta viva. Le
Signore del Mito, che è la vera
“quarta dimensione”, mentre
il lettore le ascolta raccontare di
sé, in un contesto temporale
indeterminato, e quindi assoluto e mitico,
assumono contorni assolutamente umani
quanto più si stagliano nella
loro sublime grandezza, fatta di dolore
e di passione, di intelligenza e di
coraggio, di travolgente impeto di vita.
Ritsos, il Maestro della poesia greca
contemporanea, ci immerge nella quarta
dimensione restituendoci un mondo che
credevamo sepolto nelle sale dei musei
o nelle pagine di libri polverosi. Paradossalmente
Ritsos, decostruendo il mito originale
e reinventandolo, ci insegna che esso
in realtà non muore mai, che
le potenti figure della leggenda ci
raccontano di noi e del nostro dolore,
come un oracolo. Il trionfo finale è
sempre della vita, come nota Ezio Savino
nella sua essenziale introduzione: “Non
c’è vera morte, in questi
versi greci. Il Maestro ha una missione:
ostinarsi a inneggiare alla vita”.
Crisòtemi
[...]
Di pomeriggio tardi,
inverno e estate, nel giardino, o qui
alla fine-
stra,
sotto
linflusso della stella della sera,
sollevavo la mano sinistra
a sfiorarmi le labbra, lentamente, con
cura, distrattamente, torno
torno,
come per aiutare il formarsi duna
parola sconosciuta o come
dovessi
inviare a qualcuno un bacio procrastinato.
A
quei tempi,
spesso, passeggiando da sola in giardino,
capitava
che mi savvicinasse alle spalle
senza far rumore la luna, e dim-
provviso
mi tappasse con le mani gli occhi domandando:
Chi sono?.
Non so, non so, rispondevo
perché lo richiedesse.
Ma lei non ripeteva la domanda. Disserrava
le dita. Mi voltavo.
Faccia a faccia, noi due. La sua guancia
fresca
contro la mia guancia; e il suo sorriso
pieno glielo strappavo e
via
di corsa;
lei mi rincorreva intorno alla fontana.
Una
notte
mi sorprese sul fatto mia madre: Con
chi stai parlando?.
Rincorrevo il gatto per impedirgli
di mangiare i pesci rossi, ri-
sposi.
Stupida,
disse mia madre; non crescerai
mai. Proprio in quel mentre,
il gatto mi si strusciò davvero
sui piedi. Un grande pesce rosso
si lanciò fuori dalla fontana.
Il gatto lafferrò
e si nascose tra le rose. Gridai. Lo
rincorsi
(temevo che mi mangiasse una mano della
luna); mia madre mi
credette.
Avviene sempre così. Non sappiamo
più come comportarci,
come parlare, a chi, e che cosa dire.
Restiamo soli
con invisibili travagli, in guerre invisibili,
senza vittoria né sconfitta,
con una moltitudine di invisibili nemici
o, semmai, di ostilità. E
nel
contempo
con una folla dalleati
invisibili anchessi come
la luna
del vecchio giardino, come il pesce
rosso e perfino il gatto.
[...]
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18.
Ghiannis Ritsos
Quarta
dimensione
traduz. di Nicola Crocetti,
introd. di Ezio Savino
pp. 130, € 16,01
ISBN 88-8306-033-4
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Notizie
sull’autore:
Ghiannis
Ritsos nacque a Monemvasià nel
1909. Dopo un’infanzia segnata
da gravi lutti familiari, nel 1926,
colpito da tisi, fu ricoverato in sanatorio,
dove rimase per tre anni. In seguito
esercitò la professione di attore-ballerino
e di copista in una banca. Nel 1933
entrò nelle file della sinistra,
avviando un impegno politico che segnerà,
spesso dolorosamente, la sua esistenza.
Durante la guerra civile, il successivo
governo di destra e la dittatura dei
Colonnelli (1967-1974) fu ripetutamente
incarcerato e deportato nei “campi
di rieducazione nazionale”, ma
restò sempre fedele ai suoi ideali
di libertà e di giustizia sociale.
L’impegno politico ebbe un’importanza
centrale anche nella sua poesia, ma
in Ritsos risuonano tutte le note, dolenti
e gioiose, della grecità.
Ottenne numerosi riconoscimenti internazionali
di grande prestigio, e fu candidato
per anni al Premio Nobel per la Letteratura.
Le sue poesie e molti suoi lavori teatrali
sono stati tradotti in tutte le lingue
europee.
Dotato di un’incredibile facilità
di versificazione, Ritsos è autore
di oltre cento raccolte, tra le quali
segnaliamo Trattore (1934);
Piramidi (1935); Epitaffio
(1936); Sinfonia di primavera
(1938); La marcia dell’oceano
(1940); L’uomo con il garofano
(1952); Veglia (1954: contiene
Grecità e La Signora
delle Vigne); I quartieri del
mondo (1957); Quando arriva
lo straniero (1958); L’architettura
degli alberi (1958); Le vecchie
e il mare (1959); Sotto l’ombra
del monte (1962); Dodici poesie
per Kavafis (1963); Testimonianze
I (1963); Filottete (1965);
Testimonianze II (1966); Gesti
(1969-70); Pietre Ripetizioni Sbarre
(1972); Elena (1972); Crisòtemi
(1972); Quarta dimensione (1972);
Diciotto canzonette per la patria
amara (1973); Graganda
(1973); La distruzione di Melos
(1974); Inno e lamento per Cipro
(1974); La pignatta affumicata
(1974); Il muro nello specchio
(1974); Diario d’esilio
(1975); L’ultimo secolo prima
dell’uomo (1975); Attualità
(1975); Divenire (1977); La
Porta (1978); Il corpo e il
sangue (1978); Una lucciola
illumina la notte (1978); Trittico
italiano (1976-81, contiene: Trasfusione,
Il mondo è uno, La statua
sotto la pioggia); Erotica
(1980-81).
Ha inoltre tradotto Tolstoj, Hikmet,
Ehrenburg, Jozef, Majakovskij, un’antologia
di poeti rumeni e una di poeti cecoslovacchi.
È morto nel 1990.
È stato tradotto nelle principali
lingue del mondo.
Numerose le traduzioni in italiano,
la maggior parte delle quali dovute
a N. Crocetti: La Signora delle
Vigne, Parma 1986 (con importanti
riferimenti bibliografici); Erotica
(1981, in questa collana, Lèkythos
1); Il Funambolo e la Luna
(1984, in questa collana, Lèkythos
4); Quarta dimensione (1993),
e a F.M. Pontani: Poesie (Scheiwiller
1969); Prima dell’uomo
(Mondadori 1972); Diciotto canzonette
per la patria amara (Verona 1974);
La distruzione di Melos (Bologna
1975); Elena (Verona 1985);
Pietre Ripetizioni Sbarre (2004,
Lèkythos 35).
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| 19.
Simone Weil
Poesie
e altri scritti
Gli
scritti di Simone Weil, per lo più
sparsi in molteplici “Quaderni”,
venuti alla luce in forma pressoché
clandestina e anonima, quasi interamente
postumi, costituiscono un laboratorio,
una prova di pensiero e poesia.
I componimenti che per forma e intenzione
dell’autrice sono considerati
“poetici” si presentano,
rispetto alla vastità dell’intera
opera della Weil, quantitativamente
poco rilevanti: si tratta infatti di
una decina di poesie, una fiaba e una
tragedia incompiuta.
La presente edizione raccoglie le poesie,
la fiaba “I folletti del fuoco”
e tre saggi: “Lettera sulle responsabilità
della letteratura”; “Morale
e letteratura”; “Saggio
sulla nozione di lettura”. Postfazione
di Gianni Scalia.
Gli astri
Astri di fuoco che abitate la notte
e i cieli lontani,
Sfere mute che ruotate ciecamente sempre
gelate,
Voi strappate i giorni di ieri al nostro
cuore,
Ci gettate nel domani senza il nostro
consenso.
Piangiamo e i nostri lamenti a voi sono
vani.
Poiché dobbiamo, vi seguiremo,
le braccia legate,
Gli occhi rivolti al vostro scintillio
puro e amaro.
Al vostro cospetto poco importa ogni
tormento.
Noi taciamo, vacilliamo sul nostro cammino.
D’improvviso è nel cuore
il loro fuoco divino.
(testo
originale a fronte)
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19.
Simone Weil
Poesie
e altri scritti
a cura di Adriano Marchetti
pp. 96,
€ 12,39
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Notizie
sull’autore:
Simone
Weil (Parigi, 1909 - Ashford, Kent,
1943), di ricca famiglia ebraica, si
avvicinò ad ambienti sinfdacali
e politici anarchici e trotzkisti. Insegnò
per alcuni anni filosofia nei licei,
poi lavorò come operaia nelle
officine della Renault per sperimentare
sulla sua persona la condizione proletaria.
Tra le opere: La condizione operaia
(La condition ouvrière, 1951),
L’ombra e la grazia (La
pesanteur et la grâce, 1947),
Attesa di Dio (Attente de Dieu,
1950), La conoscenza soprannaturale
(La connaisance surnaturelle, 1950),
Lettera a un religioso (Lettre
à un religieux, 1951), La
Grecia e le intuizioni precristiane
(Intuitions pré-chrétiennes,
1951), Quaderni (Chaiers, 3
voll. 1951-56).
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| 20.
Anne
Sexton
L’estrosa
abbondanza
Bella
e dannata, sexy e infantile, sposata
e sciupamaschi, indifesa ed esibizionista,
plurisuicida con un incrollabile senso
dell’umorismo, fragile e carismatica,
autodidatta e docente universitaria,
atea e religiosa, benestante signora
drogata di psicofarmaci, tabagista incallita
e alcolizzata: Anne Sexton ha attraversato
come una meteora il mondo della poesia
americana, esercitando un’enorme
influenza su artisti che hanno ritrovato,
nei suoi versi, la tragicità
del quotidiano e la forza drammatica
dei sogni. Dalla poesia al rock, dal
cinema alle arti visive: infiniti sono
stati, negli Stati Uniti, i tributi
alla poetessa che per prima ha saputo
(e ha avuto il coraggio) di mettere
in scena pazzia e sessualità,
sentimento religioso e blasfemia, senza
alcuna mediazione “alta”.
Anne Sexton, giovanissima sposa e avvenente
modella, vive la propria condizione
esistenziale con grande sofferenza.
Tenta più volte il suicidio.
A ventotto anni viene internata in clinica,
dove comincia, su suggerimento del suo
terapeuta, a scrivere versi. “Tra
psicofarmaci e poeti mi trovo bene”,
ebbe a sostenere una volta. Iniziò
così la carriera letteraria di
Anne. Membro onorario della Royal Society
of Literature of London e plurilaureata,
docente universitaria di scrittura creativa
a Boston e Harvard, Anne è stata
anche leader di un gruppo rock, “Anne
Sexton and His Kind”. Morì
suicida il 4 ottobre 1974.
Quando
luomo entra nella donna
Quando luomo
entra nella donna
come londa scava la riva,
ripetutamente,
e la donna, godendo, apre la bocca
e i denti le luccicano
come un alfabeto,
il Logos appare mungendo una stella,
e luomo
dentro la donna
stringe un nodo
perché mai più loro due
si separino
e la donna si fa fiore
che inghiotte il suo gambo
e il Logos appare
e sguinzaglia i loro fiumi.
Questuomo e questa donna
con la loro duplice fame
hanno cercato di spingersi oltre
la cortina di Dio, e ci sono
riusciti per un momento,
anche se poi Dio
nella sua perversione
scioglie il nodo.
(testo
originale a fronte)
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20.
Anne
Sexton
L’estrosa
abbondanza
a cura di Rosaria Lo Russo,
Antonello Satta Centanin e Edoardo Zuccato
pp. 186, € 14,98
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Notizie
sull’autore:
Anne
Sexton (Newton, Massachusetts, 1928
- Boston, 1974), esordì con la
raccolta Al manicomio e (parziale)
ritorno (To bedlam and part way
back, 1960). Catalogata tra i poeti
“confessionali” per l’uso
esplicito nei suoi componimenti delle
esperienze personali, la Sexton si definì
“primitiva” per la costante
e coerente ricerca di un linguaggio
capace di formalizzare in simbologie
magiche le ossessioni personali. Nel
1967 vinse il Premio Pulitzer con la
raccolta Live or die (Vivi
o muori, 1966). |
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Via E. Falck, 53 - 20151 Milano
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