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1.
Jaime Saenz
Felipe
Delgado
Felipe
Delgado è il capolavoro assoluto
della letteratura boliviana, uno dei
grandi libri partoriti dalla prodigiosa
immaginazione latinoamericana del Novecento.
Il romanzo di Jaime Saenz è la
minuziosa e sconcertante rappresentazione
di un altro mondo. Un mondo in cui i
rapporti abituali sono capovolti, in
cui cessano di avere vigore le normali
relazioni tra gli uomini e le cose,
e ove das Unheimliche, ciò
che è perturbante, come direbbe
Freud, è di casa. È l’America
Latina stessa in una formidabile abbreviazione
romanzata: ne è il succo, l’essenza
piú forte. E non si può
affermare di sapere davvero cos’è
quella concentrazione di essenza, quell’esplosiva
miscela di commedia e tragedia, poesia
e ironia, ragione e follia, mistica
visionaria che sbreccia il velo di Maya,
disincantata rappresentazione dei conflitti
vitali che infiammano questo altro mondo
prima di essersi lasciati sedurre dalle
pagine di Felipe Delgado. Jaime
Saenz - il Mago, lo Stregone, il Maestro
di Cerimonie – ci descrive questo
mondo e ci incanta, ci irretisce in
esso. Ai quattromila metri di altitudine
dell’Altipiano boliviano, nella
metropoli del mondo piú remota
dal mare – la città di
La Paz, dove la luce accecante non è
che la finzione del buio piú
profondo – batte il cuore del
protagonista, animato dal motto attribuito
a Cristoforo Colombo: “È
necessario navigare, vivere non è
necessario”. Sull’onda (improbabile)
di questo paradosso – “tanto
cuore per cosí poco mare”
– e in compagnia di personaggi
che sembrano estratti da un campionario
di Borges, vive, ama, sogna, scrive,
soffre, ride, beve, festeggia e sbeffeggia
il dono della propria solitudine, e
infine tenta di “strapparsi il
corpo” Felipe Delgado... E ci
invita a “navigare” con
lui e perfino contro di lui, purché
il peso della necessità scompaia
e la possibilità di realizzare
una vita autentica si riveli nell’accadere
– ebbro, delirante, esorbitante,
gratuito come un atto di pura dépense
– di un istante di “giubilo”.
Un romanzo da godere e assaporare fino
all’ultima goccia; una festa (una
sbornia) per i sensi e per la mente.
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1.
Jaime Saenz
Felipe
Delgado
trad. di Claudio Cinti
pp. 688, € 18,59
2001
ISBN 88-8306-039-3
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Notizie
sull’autore:
Jaime
Saenz (La Paz 1921-1986), voce inconfondibile
della Bolivia andina, trascorse l’intera
esistenza a La Paz, da cui si allontanò
soltanto per un viaggio in Germania
nel 1938. Anticonformista e senza professione,
preferì i bassifondi della città
indigena e meticcia ai circoli letterari
ufficiali. Outsider della letteratura
latinoamericana, mito per le giovani
generazioni boliviane, poète
maudit, aparapita e stregone.
Ha pubblicato: El escalpelo
(1955), Muerte por el tacto
(1957), Aniversario
de una visión (1960), Visitante
profundo (1964), El frío
(assieme a Muerte
por el tacto e Aniversario
de una visión, 1967), Recorrer
esta distancia (1973), Obra
poética (1975), Brickner
e Las tinieblas (1978), Imágenes
paceñas (1979), Felipe
Delgado (1979), Al pasar un
cometa (1982), La noche
(1984), Los cuartos (1985).
In Italia è stata tradotta la
sua raccolta di versi Percorrere
questa distanza (Crocetti Editore,
2000, collana Lèkythos 30). Pubblicazioni
postume: Vidas y muertes (1986),
La piedra imán (1989),
Los papeles de Narciso Lima-Achá
(1991), Obras inéditas
(1996), Recorrer esta distancia,
Bruckner e Las tinieblas
(1996).
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| 2.
Jesús Urtzagasti
Tirinea
“Tirinea
è una pianura solitaria, con
alberi focosi e calde sabbie espulse
dal fondo azzurro della terra. Perduta
com’è nella memoria degli
angeli, la vita non vi esercita nessun
controllo e io sono l’unico sopravvissuto.
Fino a poco tempo fa si ignorava l’esistenza
di Tirinea; ma adesso che è scomparsa
circolano infinite versioni, intorno
alle quali mi guardo dall’emettere
un’opinione definitiva…”.
A
partire da questo suggestivo movimento
iniziale una voce narrante invita il
lettore a percorrere il territorio di
Tirinea: uno spazio fisico
e mentale popolato di immagini, ricordi,
eventi, intense o vibratili esperienze
dell’anima. E per raccontare di
Tirinea la voce narrante a
un certo punto si sdoppia: a parlare
saranno i due protagonisti del libro:
un “giovane” e un “vecchio”.
Mentre il “giovane” scrive
una sua personale versione della “scomparsa”
di Tirinea, il “vecchio”
ne commenta i tormenti, i progressi
e i risultati; con brio, con ironia,
con tenerezza, il racconto del “vecchio”
rivela come Tirinea e il libro che il
“giovane” sta scrivendo
coincidano nel rappresentare “un’idea
elevata della vita, alla quale si aggiunga
un’azione degna, per minuscola
che sia, che la innalzi ancor di piú.
Insomma: mettere gli occhi sulla poesia
autentica”.
“Paese delle Meraviglie”
o “Luogo che Non C’è”
– come suggerisce Mempo Giardinelli
nella prefazione a questo romanzo –
l’immagine di Tirinea è
presente nella vita dell’uomo
storico, concreto, reale; e lo riguarda
da vicino.
“Tradotti
in inglese, portoghese, tedesco, i capolavori
di Urzagasti stanno finalmente arrivando
anche nelle librerie italiane... Con
Tirinea entriamo in uno spazio
fisico e mentale che pullula di ricordi
e vibrazioni dell’anima”.
(Fernando Marchiori, Alias n. 27 de
“il manifesto”)
“Opera
di limpido e sereno linguaggio”,
ha scritto Luis H. Antezana, “Tirinea
è un canto alla vita”.
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2.
Jesús Urzagasti
Tirinea
a cura di Claudio Cinti
pp. 112, € 9,80
2002
ISBN 88-8306-057-1
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Notizie
sull’autore:
Jesús Urzagasti (Gran
Chaco, 1941) è il massimo scrittore
boliviano vivente. Tirinea
(Editorial Sudamericana, Buenos Aires
1967) è il suo folgorante esordio
narrativo, a cui sono seguiti: Cuaderno
de Lilino (Imprenta Kollasuyo,
La Paz 1972), En el país
del silencio (Hisbol, La Paz 1987),
De la ventana al parque (Talleres
OFAVIM, La Paz 1992), Los tejedores
de la noche (Talleres OFAVIM, La
Paz 1996), Un verano con Marina
Sangabriel (Talleres OFAVIM, La
Paz 2001). La prima raccolta della sua
opera poetica, Yerubia (Talleres
de Arte Gráfica Don Bosco, La
Paz 1978) è confluita nell’inedito
El árbol de la tribu,
la cui versione italiana è in
preparazione per Crocetti Editore. La
prima traduzione mondiale di En
el país del silencio è
uscita negli Stati Uniti nel 1994 (In
the land of silence, Arkansas University
Press, Fayetteville).
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| 3.
Abelardo Castillo
Il Vangelo
secondo Van Hutten
“Non
pretendo che mi si creda. Nemmeno io
ho creduto alle parole di Van Hutten
fino a molto tempo dopo il mio ritorno
a Buenos Aires, quando ricevetti la
busta col suo piccolo legato vecchio
di duemila anni, ma, anche cosí,
so che questa prova non dimostra nulla
e preferisco pensare che Van Hutten
mentisse o che fosse pazzo”.
Il narratore
è uno storico di Buenos Aires,
senza cattedra e in crisi esistenziale,
che per riposarsi e ritrovarsi si ritira
in un angolo appartato e ridente della
Sierra argentina. Per una serie di circostanze
fortuite (ma esiste davvero il caso?)
scopre che il famoso e combattivo archeologo
uruguayano Stanislao Van Hutten, dato
per morto, è invece vivo e si
nasconde lí, a La Cumbrecita.
Il rapporto che si instaura tra i due
spinge l’archeologo a confidare
al narratore di avere trovato, durante
gli scavi effettuati in Palestina trent’anni
prima, il frammento di un proto-Vangelo,
contemporaneo a Gesú, ben piú
antico, quindi, degli altri quattro,
e di contenuto tale da mettere in crisi
le Chiese esistenti. Ma, al contrario
di quello che accade nei thriller, il
mistero qui non viene svelato. Van Hutten
cerca in tutti i modi di convincere
il narratore (e il lettore) dell’autenticità
del suo Vangelo: in tutti i modi tranne
che in quello piú scontato: mostrarglielo.
E questo perché il mostrarlo,
il divulgarlo non lo renderebbe piú
vero, ma solo piú fragile: “Una
verità che ha bisogno di prove
non è una verità”.
E alla fine della vicenda, che è
poi l’inizio del romanzo, il narratore
ha tra le mani solo un minuscolo frammento
di pergamena e una storia, ma non una
rivelazione. Ed è questo che
Castillo ci offre: l’occasione
di un viaggio tra enigmi e interrogativi,
tra esegesi biblica e problemi filologici,
tra crisi esistenziali e nodi teologici,
un viaggio che è soprattutto
una storia, affascinante e ironica.
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3.
Abelardo Castillo
Il Vangelo
secondo Van Hutten
trad. di Antonella Ciabatti
pp. 190, € 12,50
2002
ISBN 88-8306-082-2
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Notizie
sull’autore:
Abelardo Castillo è nato a San
Pedro (Provincia di Buenos Aires) nel
1935. Narratore, drammaturgo, saggista,
studioso di Dante e dei testi sacri
della tradizione giudaico-cristiana,
scacchista, poliglotta e instancabile
promotore culturale (fondò e
diresse le mitiche riviste letterarie
“El escarabajo de Oro” e
“El Ornitorrinco”), è
il più autorevole scrittore argentino
della generazione successiva a Borges,
Marechal e Cortazár. È
autore, tra l’altro, dei romazi
La casa de cenizas (1968),
El que tiene sed (1985), e
Crónica de un iniciado
(1991), del drammma Israfel
(1964), ispirato alla vita di Edgar
Allan Poe, e di diverse raccolte
di racconti (definite “un unico
libro incessante”), ora riunite
in un solo volume (Cuentos completos,
1997). El Evangelio según
Van Hutten è il suo primo
libro tradotto in Italiano.
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| 4.
Sylvia Iparraguirre
Il Luna
Park
“Dimmi
la tua paura e ti dirò chi sei”.
Con questa sentenza da mistero eleusino
(o da adepto del cinema di Hitchcock),
un abitante del più bizzarro
dei Luna Park procede all’iniziazione
dei suoi seguaci, e battezza una volta
per sempre i lettori di Sylvia Iparraguirre.
Dopo il successo internazionale de La
Terra del Fuoco (pubblicato in
Italia da Einaudi), la grande scrittrice
argentina torna in Italia con la prima,
e la più divertente, delle sue
opere di finzione, in cui la passione
per il cinema horror
si mescola imprevedibilmente con la
nostalgia per la Grecia antica, e il
ritmo da vaudeville che tesse l’intrigo
romanzesco è sostenuto da una
scrittura frizzante, capace di adattarsi
alle movenze di un’immaginazione
scatenata senza mai perdere il filo
del racconto, e anzi invitando irresistibilmente
il lettore, pagina dopo pagina, a immergersi
nel suo invisibile centro. Thriller,
romanzo a enigma, storia d’amore
e d’avventura, meditazione sul
significato del linguaggio della poesia,
trascrizione fedele di una comica di
Charlot o di Buster Keaton: questo (e
molto di più) è Luna
Park: un libro per tutti, un libro
da cui nessuno potrà uscire senza
aver ripetuto l’emozione di essere
entrato in un Luna Park (in un libro)
per la prima volta nella sua vita.
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4.
Sylvia Iparraguirre
Luna Park
trad. di Claudio Cinti
pp. 220, € 13,00
2004
ISBN 88-8306-115-2
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Notizie
sull’autore:
Sylvia Iparraguirre è nata a
Junín, in Argentina. Laureata
in Lettere all’Università
di Buenos Aires (presso la quale attualmente
insegna), è stata collaboratrice
de “El escarabajo de oro”
e cofondatrice de “El Ornitorrinco”,
le mitiche riviste ispirate e dirette
da Abelardo Castillo, suo marito. Oltre
a Luna Park (1996), ha pubblicato
il romanzo La Tierra del Fuego
(1998; trad. it. Einaudi 2001) e due
libri di racconti: En el invierno
de las ciudades (1988) e Probables
lluvias por la noche (1993). |
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| 5.
Luis H. Antezana
Un uccellino chiamato
Mané
È
possibile scrivere sul football e non
essere banali? Dopo i racconti di Soriano
e Fontanarrosa, le “cronache”
di Galeano, la “lirica”
e l’“epica” di García
Candau, l’impresa riesce allo
scrittore boliviano Luis H. Antezana,
quasi a riprova della ineffabile “preferenza”
per il tema del calcio da parte del
“multiforme ingegno” degli
scrittori di lingua spagnola. Il libro
di Antezana costituisce tuttavia una
felice eccezione. Si tratta di una raccolta
di riflessioni serie – ma non
seriose – che hanno per oggetto
il gioco del calcio nel contesto, sempre
articolato, sempre cangiante, dei suoi
rapporti con la vita degli uomini e
delle società, di cui rappresenta
uno dei fenomeni di costume piú
rilevanti. L’uccellino chiamato
Mané del titolo è, ovviamente,
Manuel Dos Santos “Garrincha”,
la mitica ala destra della nazionale
brasiliana che, assieme a Pelé,
rese universali e immutabili, come sostiene
Antezana, quelle regole non scritte
di un “semplice gioco” che
è capace di animare e nutrire
l’immaginazione, la bellezza,
la gioia stessa di vivere. “Sotto
il segno di Mané” è
stato scritto questo libro, che si apre
e si chiude con due saggi a lui dedicati:
il primo elogia la grazia del suo avvento
sulle scene calcistiche di tutto il
mondo; il secondo indaga il significato
della sua “fama tragica”
(la vita di Garrincha fu segnata dalla
sventura). In mezzo, il lettore potrà
divertirsi apprendendo a leggere i “discorsi
che dicono” del calcio in TV;
dipanando inusitati intrecci tra football
e romanzo noir; comprovando l’analogia
tra il gioco della “difesa italiana”
e una celeberrima partita a scacchi;
riconoscendo nell’elogio del “numero
10 eccezionale” le gesta del campione
favorito; e cosí via, in una
serie di riflessioni e divagazioni originalissime
e attuali. Un libro perfetto per riposare
la mente e, insieme, allenarla a pensare.
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5.
Luis H. Antezana
Un uccellino chiamato
Mané
trad. di Claudio Cinti
pp. 240, € 13,50
2002
ISBN 88-8306-063-6
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Notizie
sull'autore:
Luis
H. Antezana, nato a Oruro, in Bolivia,
nel 1943, è filologo e professore
ordinario all’Universidad Mayor
de San Simón (Cochabamba), e
docente presso la Universidad Católica
Boliviana (ISET-Cochabamba). È
anche professore onorario e membro dell’Academia
de Humanidades della Facultad de Humanidades
y Ciencias de la Educación della
Universidad Mayor de San Andrés
(La Paz). Ha pubblicato: Elementos
de semiótica literaria (1977),
Algebra Y fuego. Lectura de Borges
(1977; 2000), Teorías
de la lectura (1983, 1999), Ensayos
Y Lecturas (1986), La diversidad
social en Zavaleta Mercado (1991),
Sentidos comunes (1995).
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CROCETTI EDITORE
Via E. Falck, 53 - 20151 Milano
tel. +39 02 3538277
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