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1.
Giovanni Raboni
Canzonette
mortali (1982-1983)
Credo
che la lettura più corretta del
filone “cortese” in Raboni,
fino alle lasse scandalosamente pure
e oltranzistiche delle Canzonette
mortali, sia da raccordare all’occhio
del testimone disponibile a registrare
i mutamenti di costume veramente significativi,
soprattutto se rivelatori di un clima
sociale e di attitudini antropologiche
innovativi e diffusi. (...) Vi è
implicita, anche, la risposta alla repressione
dall’esterno delle fonti di felicità.
(Giorgio
Luzzi, “Poesia” n.108, Luglio/Agosto
1997)
L’iperbole che ami,
quella che sei: t’adoro
nella curva dei fianchi
nel niente del costato.
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1.
Giovanni Raboni
Canzonette
mortali
pp. 64, € 10,33
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Notizie
sull’autore:
Giovanni
Raboni (Milano, 1932), poeta e critico
letterario e teatrale. Collabora con
varie testate giornalistiche. Per il
“Corriere della sera” ha
curato l’edizione delle poesie
di Montale abbinata in omaggio al quotidiano
e uscita con una tiratura di un milione
di copie. Oltre a Canzonette mortali
(1985), ha pubblicato, tra l’altro:
Le case della Vetra (1966),
Cadenza d’inganno (1975),
Nel grave sogno (1982), A
tanto caro sangue (1988).
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| 2.
Francesco Rivera
L’Orefice
Rivera
ci dà, in questo libro, un’interpretazione
acutamente personale e specifica di
quella nozione di “poesia ininterotta”
che siamo abituati a collocare, storicamente,
dentro i confini dell’esperienza
surrealista... Non credo che il lettore
abbia bisogno d’essere accompagnato
più in là nell’esplorazione
d’un paesaggio così accidentato
e luminoso. Il talento di cui Rivera
fornisce qui una prova non contestabile
è di quelli che richiedono più
circospezione che ingordigia. C’è
nutrimento per tutti in queste pagine,
inutile affrettarsi o farsi largo a
gomitate; meglio, molto meglio, secondo
il suggerimento di un suo bel verso,
predisporsi e attrezzarsi “per
una lenta riconquista del verbo”.
(dall’introduzione
di Giovanni Raboni)
Ho passato la ridondanza a chiamare
Anna dalla marca di terra dove sta.
E misure di alberi che frequentano il
buio
mi hanno azzittito di rondini e di roba
simile quasi che avessi spezzato
la cancrena dei pasti voraci.
È delizioso starsene a parlare
con la musica divelta delle navi
e custodire riposi nelle membra
incuriosite. Oh plana plana dove sei
plana.
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2.
Francesco Rivera
L’Orefice
introd.
di Giovanni Raboni
pp. 112, € 11,36
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Notizie
sull’autore:
Francesco
Rivera è nato a Roma nel 1944.
È laureato in lettere moderne.
Dal 1971 vive a L’Aquila, città
di residenza della famiglia paterna.
Ha collaborato a numerose riviste letterarie
e ha pubblicato, oltre al presente (1986),
i seguenti volumi di versi: Abbozzi
naturali (1972, Japadre), Serena
(1975, Rebellato), Il sole alle
spalle (1980, Ferri), Indiscrezione
minima (1981, Rebellato), L’uccello
notturno (1984, Japadre), Senza
stelle (1999, in questa collana,
Aryballos 28). |
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| 3.
Vivian Lamarque
Il signore
d’oro
Vivian
Lamarque deve tutto all’invenzione
di una forma: come in ogni poeta che
si rispetti, si dirà; certo,
ma in lei l’autoproduttività
di una particolare miscela espressiva,
di una specola stilistica per guardare
il mondo è particolarmente evidente.
Ed è cosa che già i suoi
primi estimatori (Raboni e Sereni) osservarono.
Si tratta, in soldoni, di questo: una
strutturazione per membri sintattici
giustapposti, elementari, un uso linguistico
che arieggia volutamente quello infantile
(nei superlativi, nell’effusione),
una levità insieme retorica e
verbale (...). Tutto questo potrebbe
portare al bamboleggiamento, se non
fosse (quel che proprio Sereni notava)
che l’autrice ne fa uso per veicolare
nel modo più innocente e imprevedibile
rasoiate di verità, di dolore,
di conoscenza.
(Daniele
Piccini, “Poesia” n.168,
Gennaio 2003)
Il signore sognato
Splendidissima era la vita accanto a
lui sognata.
Nel sogno tra tutte prediletta la chiamava.
E nella realtà?
La realtà non c’era, era
abdicata.
Splendidissima regnava la vita immaginata.
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3.
Vivian Lamarque
Il signore
d’oro
pp. 88, € 10,33
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Notizie
sull’autore:
Vivian
Lamarque è nata a Tesero (Trento)
nel 1946. Dall’età di nove
mesi vive a Milano. Ha pubblicato poesie
su “Paragone” (1972), “Nuovi
Argomenti” (1973), nei Quaderni
della Fenice Guanda (1978) e su altre
riviste. Il suo primo libro Teresino,
è uscito nel 1981 da Società
Poesia-Guanda (Premio Viareggio Opera
Prima). Ha tradotto Soleil de nuit
di J. Prévert, Guanda 1983,
e Pièces sur l’Art
di P. Valéry, Guanda 1984. È
anche autrice di favole e ninnananne.
Nel 2003 è uscita la raccolta
Poesie 1972-2002 (Mondadori,
Oscar poesia del Novecento) con un’appendice
di testi inediti in volume.
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| 4.
Antonio Porta
Melusina.
Una ballata e un diario
Ho
lavorato al poemetto sulla leggenda
di Melusina per qualche anno, cercando
di superare ostacoli di varia natura
e soprattutto di capire perché
mi interessavo tanto a un mito di trasformazione.
Ho intuito, a un certo punto, che il
vero tema era quello dell’invisibile.
Alla fine il poemetto ha preso la forma
di una ballata, forma che ho accentuato
con gli ultimi interventi, mettendo
in evidenza alcuni passaggi come se
si trattasse di refrain di una canzone.
In tempi recenti la leggenda di Melusina
ha ripreso quota e credo che la ragione
sia la stessa che mi ha spinto ad arrivare
fino in fondo con la ballata, il bisogno
di esplorare ciò che sfugge alla
nostra percezione. La seconda parte
del libretto, “Rosa che ride”,
è in forma di diario; un diario
che vuole abolire l’io-narciso
per restituire quelle “risonanze”
che riguardano la vita di tutti, mettendo
in evidenza momenti pieni di senso.
La forma-diario si distingue
dalla “lirica” perché
non ne condivide l’ambizione di
raggiungere un’illusoria verticalità
espressiva; accetta, invece, la sfida
orizzontale della comunicazione. Un’opera
a due strati, dunque; la ballata di
Melusina rappresenta quello sottostante,
come un fondale marino; il diario (che
si definisce “nuovo” per
distinguerlo da uno precedente, “Come
può un poeta essere amato”,
pubblicato in Invasioni) quello
che trascorre nella quotidianità
senza rescindere i legami con l’altro,
anzi cercando di metterli in luce.
Antonio
Porta
I gatti
Da un’alta stanza mi chiedi
che cosa fanno i gatti,
un minuto fa urlavano per l’amore
ora tacciono nel gelo che ci invade.
Ora stai già dormendo, io veglio,
in attesa di voci dentro e fuori
vivo in controtempo, sospeso.
8-01-1987
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4.
Antonio Porta
Melusina
con un saggio di Niva Lorenzini
pp. 60, € 9,81
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Notizie
sull’autore:
Antonio
Porta, pseud. di Leo Paolazzi (Milano,
1935 - Roma, 1989), presente nell’antologia
I Novissimi (1961), fece parte del Gruppo
63. Fu collaboratore di riviste letterarie
(“Il Verri”, “Quindici”,
“Alfabeta”) e quotidiani
(“Corriere della sera”).
Oltre al presente volume (1987), ha
pubblicato, tra l’altro: Quanto
ho da dirvi (1977, che raccoglie
le raccolte poetiche La palpebra
rovesciata, I rapporti,
Metropolis, tutte pubblicate
tra il 1960 e il 1974), Invasioni
(1984, Premio Viareggio), Il giardiniere
contro il becchino (1988).
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| 5.
Silvio Ramat
Una fonte
XXII
I poeti dicono la verità.
Una parte di essa duole in altri
ed è quella che dura. Sto leggendo
nella coppia di buoi aggiogata alta
sopra i binari una specie che il secolo
ventunesimo estinguerà. Dell’erba
del pendìo su cui poco procedono
dico che sarà presto sulla curva
del rimpianto. Con altro, di paese
in paese, di fonte in fonte, avendo
lo stesso muro opaco d’aria in
fronte.
14-03-1981
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5.
Silvio Ramat
Una fonte
pp. 66, € 12,39
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Notizie
sull’autore:
Silvio
Ramat (Firenze 1990), critico e poeta,
è docente di Letteratura italiana
moderna e contemporanea a Padova. Collabora
con quotidiani e riviste. Oltre al presente
volume (1988), con Crocetti Editore
ha pubblicato: Pomerania (1993,
in questa collana, Aryballos 6), Il
gioco e la candela (1997, in questa
collana, Aryballos 24) e Per more
(2000, in questa collana, Aryballos
27). |
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CROCETTI EDITORE
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