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26.
Stratìs Chaviaràs
Quando cantavano
gli alberi
In
un villaggio rurale, sospeso nell’incanto
ancestrale del mito, tre ragazzi si
trovano a faccia a faccia con la guerra,
voluta da un nemico senza nome e senza
storia. Per sopravvivere i tre ricorrono
all’ingenuo coraggio dell’innocenza
ma soprattutto alla fuga in dimensioni
parallele, che della realtà costituiscono
non la negazione ma la trasfigurazione
positiva. Tramite verso queste dimensioni
parallele è il canto degli alberi
e la memoria degli uomini, che conserva
miracolosamente intatto tutto quello
che la follia della guerra sembra aver
distrutto. Il canto e la poesia, come
i saggi antichi insegnavano, diventano
strumenti di ricupero della dignità
perduta e fondono Storia e mito in una
miscela magica che entra nel nucleo
piú profondo dell’anima
del lettore. Con questo romanzo Chaviaràs
affronta per la prima volta il tema
della guerra e dell’infanzia,
su cui tornerà nell’età
eroica, dimostrandosi narratore
delicato e, allo stesso tempo, potente.
“Il romanzo di Stratìs
Chaviaràs è lirico e monumentale
come le opere dell’antichità
classica alle quali si ispira”.
Newsweek
“Una
serie di storie, quasi tutte dure e
crudeli, ma anche curiosamente fiabesche,
che sembrano provenire da una preistoria
pagana”.
The New York Times
“Definire
‘romanzo’ questo libro di
rara bellezza sarebbe come definire
‘dipinto’ la volta della
Cappella Sistina. […] Quando
cantavano gli alberi è un
classico della nostra epoca”.
Los Angeles Times Book Review
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26.
Stratìs Chaviaràs
Quando cantavano
gli alberi
trad.
di Angela Urbano
pp. 214, € 12,39
2001
ISBN 88-8306-052-0
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Notizie
sull’autore:
Stratìs
Chaviaràs è nato a Nea
Kios, in Argolide, nel 1935. Emigrato
negli Stati Uniti nel 1967, è
stato per anni direttore della collezione
di poesia della Biblioteca della Harvard
University e della rivista “Harvard
Review”. Ha pubblicato le raccolte
di poesia La Signora col compasso
(1963), Berlino (1965), La
notte di Gambadilegno (1967), Apparizione
della morte (1972), Crossing
the River Twice (1976), e i romanzi
Quando cantavano gli alberi (1979)
e L’età eroica
(1984), pubblicato in Italia da Feltrinelli. |
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| 27.
Thòdoros Kallifatidis
Timandra
Era
bello da tagliare il respiro. Un giorno
si lasciò cadere il chitone,
e la sua nudità raddoppiò
il bagliore del sole. Sotto la sua pelle,
i muscoli del ventre si muovevano pigramente
come serpenti addormentati. Il suo sorriso
era una rondine fuggitiva. Ma, anche
dopo l’amore, non si assopiva
mai sul fianco sinistro: lí c’è
il cuore, e il suo era insonne, sferzato
di ora in ora dal demone dell’ambizione.
Era Alcibiade, il figlio piú
radioso di un’Atene dell’età
dell’oro, quella dei Socrate,
dei Pericle, dei Platone, nei sinistri
splendori della Guerra del Peloponneso,
alla vigilia dello sfacelo. Un raggio
di sole, esploso dall’arcobaleno,
lo aveva colpito facendone l’eletto,
il piú spregiudicato, il piú
chiaroveggente, il piú insostituibile,
ma, insieme, il reietto. Perché,
oltre un certo limite, chi piú
è amato piú è odiato.
Un facoltoso adoratore lo ringraziava.
Da casa sua, Alcibiade aveva portato
via metà delle ricchezze: poteva
prendersele tutte. Una donna poteva
amarlo, avvinta come un mitilo al suo
corpo eretto. Cosí fece Timandra,
nell’ultima notte di Alcibiade,
in una spoglia casetta in Frigia, l’estremo
covo di un grande, braccato da tutti
i potenti della terra. La voce limpida
di Timandra svela i tesori interiori
di questo sconfinato uomo greco nel
romanzo di Thòdoros Kallifatidis.
Timandra è una figura di confine:
corposa, perché le fonti storiche
ne fanno cenno come della splendida
etera che visse con Alcibiade e ne raccolse
le ceneri, ma abbastanza indistinta
perché un narratore di talento
si prenda la sovranità poetica
di farla sua creatura, specchio di un
mondo che – attraverso gli occhi
di lei, il suo pacato racconto –
ci viene proiettato in affresco con
il nitore ardente del filologo. Figure,
luoghi, tempi, l’Atene dell’Agorà
e dei porti, dei ginnasi e dei campi
di battaglia: tutto è reale.
Ma Timandra trabocca dal limite del
romanzo storico. Il baricentro è
l’amore: esplorato, dibattuto,
codificato – come si usava tra
i Greci di allora – sempre accettato
come regalo e dannazione, tra riso e
lacrime, a un simposio, a un rito misterico,
a un minuto dalla morte.
Una storia d’amore senza tempo,
per uomini e donne ubriachi di immortalità
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27.
Thòdoros Kallifatidis
Timandra
trad. di Nicola Crocetti
pp. 190, € 12,50
2002, 2003
ISBN 88-8306-051-2
Nuova
edizione: DISPONIBILE
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Notizie
sull’autore:
Thòdoros
Kallifatidis è nato in Laconia
nel 1938. Trasferitosi ad Atene nel
1956, dopo il ginnasio studiò
teatro con il grande regista Kàrolos
Koun. Nel 1964 emigrò in Svezia,
dove vive tuttora, e dove si è
affermato come uno dei maggiori scrittori.
Ha studiato filosofia all'Università
di Stoccolma, dove più tardi
ha insegnato. Per quattro anni ha diretto
la rivista letteraria “Bonniers
Letterära Magasin”. Ha pubblicato
diverse raccolte di poesia, libri di
viaggio, saggi, opere teatrali e undici
romanzi, tra cui L’amore,
Mi chiamo Stelios, Servi
e padroni, L’Angelo caduto,
Un giorno ad Atene e Timandra,
che ha vinto un importante e prestigioso
premio all’Accademia Svedese.
“La libertà per me è
sempre stato qualcosa che mi sono lasciato
alle spalle. Prima ho abbandonato il
mio villaggio, poi la mia città,
poi il mio Paese, poi la mia lingua.
Con Timandra ho abbandonato
il genere maschile”, ha affermato.
“Quando Thòdoros Kallifatidis
sceglie la via della libertà
sacrifica perfino l’archetipo
del genere maschile”, ha scritto
di lui il critico svedese Karl Eric
Balud sulla rivista “Svenska Tag
Bladed”. “La scrittura di
Kallifatidis è bella come i meriggi
del suo Paese”.
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| 28.
Amanda Michalopulu
Il giardino
del polpo
“La
scena in sé era stravagante:
una vecchietta stava morendo, i figli
ne vedevano l’immagine tremula
attraverso le prime lacrime, e lei aveva
scelto quel momento per dare le sue
ricette. Ma dovete sapere che la storia
di una famiglia non segue le lancette
dell’orologio o il manico del
macinino per il pepe. È come
una tavola imbandita, se vi piacciono
le similitudini, dove gli uomini siedono
a mangiare, bevono, fumano, si alzano,
si siedono di nuovo. Possono dimenticare
di aver già mangiato il dolce
e piluccare un po’ d’uva
o inzuppare il pane negli avanzi dell’insalata.
E se gli porti una bella tiròpita
calda mentre si stanno alzando, forse
ne assaggiano un pezzetto in piedi.
In quei momenti si traggono importanti
conclusioni. Quando all’improvviso
offri un cioccolatino a un uomo che
ha già mangiato fino a scoppiare
puoi capire molte cose del suo carattere.
Se è moderato, ingrato, ambizioso.
Se diventerà ricco”.
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28.
Amanda Michalopulu
Il giardino
del polpo
trad. di Valentina De Giorgi
pp. 390, € 15,50
2002
ISBN 88-8306-085-7
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Notizie
sull’autore:
Amanda Michalopulu è
nata ad Atene nel 1966. Ha studiato
Letteratura francese ad Atene e giornalismo
al CFPJ di Parigi. Dal 1990 collabora
con il quotidiano ateniese “Kathimerinì”.
Ha esordito con la raccolta di racconti
Fuori la vita è variopinta
(1993). È autrice dei seguenti
romanzi: Il giardino del polpo
(1996, vincitore del premio della rivista
“Diavazo” per il romanzo),
Finché resisti (1998),
Tempaccio (2001), della favola
per bambini La casa volante,
e di una serie per l’infanzia
intitolata Pinacoteca familiare.
Il suo ultimo romanzo, Perché
ho ucciso la mia migliore amica,
è del 2003. Suoi libri sono stati
tradotti in diverse lingue europee. |
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| 29.
Aris Fakinos
La cittadella
della memoria
Nel
villaggio immaginario di Paliòkastro,
la “cittadella della memoria”
del titolo, Fakinos ambienta il primo
romanzo della sua trilogia della memoria,
di cui Crocetti Editore ha già
pubblicato Vita rubata, la
seconda parte. Paliòkastro, simbolo
dell’Ellenismo che combatte in
difesa della propria indipendenza e
della propria identità culturale,
è l’ultimo angolo di terra
greca rimasto libero dopo la conquista
ottomana. I suoi abitanti, a prezzo
di enormi sacrifici, indicano la strada
che ciascun uomo ha il dovere di seguire
per affermare i propri ideali. E come
sempre, la lotta evidenzia gli splendori
e le miserie dell’uomo, il suo
straordinario coraggio ma anche le viltà
che segnano irrimediabilmente le sue
azioni. Come già in Vita
rubata, la voce forte di Fakinos
scuote le coscienze dei lettori. Il
manipolo di uomini asserragliato nella
fortezza di Paliòkastro ha come
unica arma di lotta la fede e la memoria,
e costituisce un esempio per tutti coloro
che non si arrendono alle prepotenze,
ai soprusi, alle astuzie del potere.
Ma questo grido accorato è rivolto
anche ai contemporanei. Se il nemico
dei paliokastrioti è l’imperialismo
ottomano, quello degli uomini di oggi
è la stanchezza, l’indifferenza,
la minaccia di nuove tirannie che si
presentano con il volto accattivante
del benessere economico e della modernità.
Il romanzo di Fakinos ci invita a essere
sempre vigili e a custodire come il
bene più prezioso la memoria
di quello che siamo, contro il rischio
sempre in agguato dell’oblio.
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29.
Aris Fakinos
La cittadella
della memoria
trad. di Andrea Di Gregorio
pp. 270, € 13,50
2002
ISBN 88-8306-072-5
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Notizie
sull’autore:
Aris
Fakinos, considerato da alcuni critici
uno dei più importanti scrittori
europei, è nato nel 1935 ad Atene.
Ha studiato e insegnato all’Istituto
Culturale Francese di Atene fino al
1965, quando ha deciso di dedicarsi
alla letteratura e alla saggistica.
Nel 1967, dopo il colpo di Stato militare,
emigrò in Francia, dove ottenne
asilo politico, e lavorò alla
trasmissione in greco “Qui Parigi”
della Radio Francese. Fino alla caduta
della giunta militare si rifiutò
di pubblicare in Grecia, e i suoi libri
uscirono in Francia da Seuil. Le sue
opere, tradotto in molti Paesi, sono
adottate in numerose scuole e università
straniere dove si insegna il greco moderno.
Ha pubblicato: Gli utlimi barbari
(1979), L’uomo che dava
da mangiare ai colombi (1984),
I figli di Ulisse (1989), La
cittadella della memoria (1993),
Vita rubata (1995, in questa
stessa collana, Aristea 17), I fuorilegge
(1996), questi ultimi tre romanzi formano
un trittico, e Il capomastro Nikita
(1998). È morto a Parigi nel
1998.
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| 30.
Vanghelis Raptòpulos
L’incredibile
storia della Papessa Giovanna
Chi
era la Papessa Giovanna? È mai
veramente esistita una donna che, facendosi
credere uomo, in pieno Medioevo occupò
uno dei luoghi-simbolo del Potere maschile,
il trono di Pietro, divenendo protagonista
di una leggenda più popolare
persino di quella di Re Artù?
Partendo da questi interrogativi e sulla
base della documentazione storica disponibile,
lo scrittore greco Emmanuìl Roidis,
nel Diciannovesimo secolo, ricostruisce
la storia di questa donna straordinaria.
Il romanzo che ne nasce, La Papessa
Giovanna, capolavoro della letteratura
greca dell’Ottocento, anch’esso
pubblicato in questa collana (Aristea
40), è il testo a cui si ispira
lo scrittore inglese Lawrence Durrell
per il suo omonimo libro, e il capofila
di numerose altre opere che cercano
di far luce sulla controversa figura
dell’unica donna Papa della Storia.
A Roidis si ispira anche Vanghelis Raptòpulos,
che ricorrendo alle forme di una moderna
sceneggiatura cinematografica, del romanzo
d’appendice e del noir , riscrive
per i lettori contemporanei questa vicenda
appassionante. La storia di Giovanna
è simile a una moderna leggenda
metropolitana, in quanto è anch’essa
la misura delle paure e delle frustrazioni
del gruppo umano in cui essa è
diffusa. In questo caso, il sotterraneo
terrore dell’altro, rappresentato
dalla donna, che può essere esorcizzato
solo pensandolo nelle forme di un’immagine
uguale e contraria, e perciò
stesso assurda, di se stessi. Ma nel
contempo la parabola della Papessa Giovanna
è un apologo sui confini sempre
più labili tra virilità
e femminilità, e sui pericoli
che la donna corre nel momento in cui
rinuncia alla propria natura assumendo
le ambizioni e il cinismo del mondo
maschile. La fulminea parabola che porta
Giovanna a toccare la fortuna e la rovina
trova il suo culmine nello spettacolare
finale, dove si fa ancora più
intensa la gotica atmosfera di mistero
che caratterizza fin dall’inizio
il romanzo di Raptòpulos.
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30.
Vanghelis Raptòpulos
L’incredibile
storia della Papessa Giovanna
trad. di Luigi Casciola
pp. 144, € 9,80
2002
ISBN 88-8306-050-4
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Notizie
sull’autore:
Vanghelis Raptòpulos è
nato ad Atene nel 1959. Ha esordito
come scrittore a vent’anni, e
ha pubblicato nove volumi, tra cui i
romanzi Lula, La memoria
imperiale del sangue, Lo scapolo
(da cui è stato tratto un film),
Il casello autostradale, Le
cicale, e le raccolte di racconti
Pezzettini e Idee fisse
(da cui sono stati tratti diversi film).
È stato tradotto in numerose
lingue.
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